In sintesi
- 🎬 Zamora
- 📺 Rai 1, ore 21:30
- 📖 Un film che racconta la Milano degli anni ’60 attraverso la storia di Walter, impiegato catapultato in una partita aziendale di calcio che diventa metafora di identità, pressioni sociali e spirito di squadra, tratto dal romanzo di Roberto Perrone e diretto da Neri Marcorè. Il film unisce memoria sportiva, ironia raffinata e una ricostruzione storica curata, offrendo uno sguardo profondo sull’Italia del boom economico.
Zamora di Neri Marcorè, Alberto Paradossi, Giovanni Storti e il romanzo di Roberto Perrone sono i protagonisti assoluti della prima serata di oggi. Ed è raro trovare su Rai 1 un titolo italiano recente che unisce identità culturale, memoria sportiva e un’estetica così curata da essere arrivata ai Nastri d’Argento e ai David di Donatello. Stasera alle 21:30 il film Zamora torna in TV con tutta la sua carica nostalgica anni ’60, le sue dinamiche di lavoro pungenti e un umorismo sotterraneo molto più raffinato di quanto sembri.
Zamora di Neri Marcorè e la scelta più interessante della prima serata
Dire che Zamora sia un semplice film sul calcio sarebbe quasi offensivo. La regia di Neri Marcorè, qui al suo debutto dietro la macchina da presa, costruisce invece una storia di formazione mascherata da commedia aziendale. La Milano dei primi anni ’60 è vibrante, piena di contrasti, e il protagonista Walter Vismara – interpretato con sorprendente delicatezza da Alberto Paradossi – diventa l’emblema dell’italiano medio catapultato nel boom economico senza aver chiesto il biglietto.
È una storia che parla di calcio, sì, ma soprattutto di identità, di pressione sociale, di quel bullismo “cordiale” tipico del mondo del lavoro italiano che negli anni ’60 era travestito da spirito di squadra. L’epica partita aziendale, fulcro emotivo del film, diventa una metafora perfetta: se non giochi, sei fuori; ma se giochi male, sei bersaglio. E in mezzo c’è Walter, che di fare il portiere non ha mai avuto la minima intenzione.
Il soprannome “Zamora”, lanciato come una coltellata ironica dal collega Gusperti, è una chicca nerd per gli appassionati di storia sportiva: Ricardo Zamora era un portiere degli anni ’30 considerato quasi divino, un’icona di un calcio che oggi sembra mitologico. Il contrasto tra quel mito e la goffaggine di Paradossi è una delle trovate più intelligenti del film.
Il cast di Zamora tra Giovanni Storti e grandi intuizioni
La presenza di Giovanni Storti nei panni del Cavalier Tosetto è uno dei punti di forza dell’opera. Chi è cresciuto con Aldo, Giovanni e Giacomo rimarrà affascinato dal modo in cui Storti usa il suo carisma comico per plasmare un personaggio che non è affatto leggero: un capo visionario, quasi illuminato, ma ossessionato dal calcio come forma di controllo. L’equilibrio tra ironia e inquietudine funziona, e dimostra ancora una volta quanto Storti sia un attore drammatico sottovalutato.
A completare il quadro ci sono Marta Gastini, Anna Ferraioli Ravel e Walter Leonardi, che arricchiscono gli interni aziendali con sfumature vivide, mentre la direzione della fotografia di Duccio Cimatti – recentemente celebrata anche al Sudestival – restituisce un’epoca che non scivola mai nel vintage stucchevole.
- Un’Italia di fabbriche e piani alti in costruzione.
- Una Milano sognante, dinamica, ma spietata verso chi non tiene il passo.
L’atmosfera è un altro punto di forza: chi ama la ricostruzione storica curata nei dettagli amerà l’attenzione maniacale con cui vengono raccontati uffici, bar, abbigliamento, dialoghi quotidiani.
Il valore culturale di Zamora e il suo lascito
Zamora è tratto dal romanzo di Roberto Perrone, grande firma del giornalismo sportivo italiano, scomparso nel 2023. Marcorè trasforma il libro in un omaggio rispettoso e personale, una lettera d’amore al calcio come linguaggio sociale italiano. Ma ciò che rende il film interessante anche per chi detesta lo sport è la sua capacità di raccontare l’Italia del dopoguerra come un paese in cui il lavoro non è solo lavoro, ma identità, competizione e talvolta violenza silenziosa.
Il film è stato accolto con favore dalla critica, ottenendo candidature a Nastri d’Argento e David di Donatello. Non è un film da blockbuster, e non vuole esserlo: è cinema italiano che si mette al servizio della narrazione, non degli incassi. E questo, oggi, è quasi un gesto ribelle.
In televisione, Zamora acquista un fascino particolare: è uno di quei titoli che si gustano lentamente, con l’occhio curioso verso un’Italia che non c’è più ma continua a parlare attraverso i tic, le dinamiche sociali, i silenzi dei suoi protagonisti. Perfetto per una serata in cui si ha voglia di una storia che emoziona senza gridare, e che sa parlare a chiunque abbia mai finto di essere ciò che non era pur di sopravvivere in un ambiente ostile.
In onda su Rai 1 HD alle 21:30
Durata 135 minuti
Stasera la televisione italiana offre un piccolo gioiello, capace di miscelare ironia, malinconia e cultura pop in un modo tutto suo. Una scelta ideale per chi ama il cinema che sa raccontare gli esseri umani con delicatezza e profondità.
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