L’edera che cresce rigogliosa sulle facciate può sembrare un vanto estetico. I suoi tralci verdi avvolgono muri con un fascino che richiama le ville inglesi o le case in campagna. Ma questa presenza vegetale sulle pareti degli edifici solleva interrogativi importanti sul rapporto tra verde ornamentale ed efficienza energetica domestica.
Per decenni, il tema dell’edera sui muri è stato affrontato con opinioni contrastanti. Da un lato, chi ne celebra il valore decorativo e l’effetto naturale sulle costruzioni. Dall’altro, chi ne teme i possibili effetti sulla struttura e sul comportamento termico degli edifici. La questione non è banale, perché tocca aspetti concreti: i consumi energetici, la manutenzione delle facciate, il comfort abitativo e, non ultimo, le bollette.
Quando si parla di efficienza energetica degli edifici, ogni elemento che interagisce con le pareti esterne merita attenzione. L’involucro edilizio rappresenta la prima barriera tra l’ambiente interno climatizzato e le condizioni esterne. Qualunque fattore che modifichi il comportamento di questa barriera – umidità, ventilazione, ombreggiamento, massa vegetale – può avere ripercussioni sui fabbisogni di riscaldamento e raffrescamento.
Nel caso specifico dell’edera rampicante, la pianta si ancora alle superfici verticali attraverso radici aeree che penetrano nelle micro-irregolarità dell’intonaco. La massa fogliare può raggiungere densità considerevoli, creando uno strato verde che ricopre interamente la facciata. Questo strato interagisce con l’umidità atmosferica, con il vento, con l’irraggiamento solare. E proprio queste interazioni determinano l’effetto complessivo sul comportamento termico dell’edificio.
L’interazione tra vegetazione e comportamento termico delle pareti
Durante la stagione fredda, l’acqua presente nell’aria si condensa sulle superfici fredde. Quando queste superfici sono ricoperte da uno strato di fogliame, come nel caso dell’edera, l’evaporazione può essere influenzata. Il risultato potrebbe essere una presenza prolungata di umidità sulle pareti esterne, con possibili conseguenze sul comportamento termico della muratura.
Una parete umida tende a isolare meno di una asciutta. Il mattone, l’intonaco e persino parte dell’isolamento potrebbero perdere parte della loro capacità coibentante in presenza di umidità persistente. Questo fenomeno suggerisce che l’acqua trattenuta nei materiali porosi aumenta la conducibilità termica, facilitando il passaggio del calore.
Tuttavia, la relazione tra edera e prestazioni termiche degli edifici è più complessa di quanto possa sembrare a prima vista. Secondo uno studio condotto da ENEA presso il Centro ricerche Casaccia di Roma, la presenza di un cappotto verde consente di abbattere quasi il 50% del flusso termico che scalda gli ambienti interni durante l’estate. Ma l’aspetto più rilevante per il periodo invernale è un altro: secondo lo stesso studio ENEA, l’effetto schermo funziona anche nella stagione invernale, e permette di contenere la perdita di calore dall’interno all’esterno.
Questa evidenza scientifica proveniente da un istituto di ricerca governativo italiano contrasta con l’ipotesi di un aumento dei consumi energetici per il riscaldamento causato dalla presenza di edera. Al contrario, suggerisce un effetto protettivo anche nei mesi freddi, oltre ai benefici estivi già più noti.
Gli effetti strutturali sui materiali murari
Al di là del comportamento termico, resta aperta la questione degli effetti fisici e meccanici sui materiali. Le superfici murarie e gli infissi a contatto diretto con l’edera possono subire sollecitazioni che nel tempo potrebbero influire sulla durabilità della costruzione.
I principali aspetti da considerare negli edifici rivestiti da vegetazione rampicante riguardano il possibile distacco dell’intonaco sulle facciate meno esposte al sole, dove l’evaporazione è ridotta. Le radichette possono penetrare nelle microfessure del muro, con conseguente ampliamento dei difetti preesistenti. I giunti tra i mattoni potrebbero essere coinvolti, facilitando l’infiltrazione dell’umidità. Infine, ci sono sollecitazioni localizzate sugli infissi, dovute sia alla pressione delle piante sia alla ritenzione di umidità.
Questi aspetti meritano attenzione nella gestione del verde sulle facciate, anche se alcuni studi suggeriscono che l’edera può proteggere i muri dalle escursioni termiche e dall’erosione causata da pioggia e vento. Il bilancio complessivo dipende dalle condizioni specifiche: tipologia di muratura, orientamento della facciata, clima locale, specie vegetale utilizzata. La manutenzione degli edifici con facciate verdi richiede competenze specifiche, con interventi di potatura, controllo delle radici e verifica dell’integrità dell’intonaco pianificati regolarmente.
Il ruolo stagionale dell’edera
La comprensione del ruolo termico dell’edera richiede una visione stagionale. Durante l’estate, la massa fogliare agisce come schermo solare naturale. L’ombreggiamento riduce l’irraggiamento diretto sulla parete, limitando l’accumulo di calore nella muratura. Secondo i dati dell’ENEA, se il palazzo indossa un cappotto verde, la temperatura interna di casa può scendere in estate fino a 3 gradi. Per un appartamento di 100 metri quadrati, questo può tradursi in risparmi di circa 200 kWh nella stagione estiva.
Ma è l’effetto invernale a rappresentare l’aspetto più sorprendente. Contrariamente all’ipotesi di un peggioramento delle prestazioni termiche, le evidenze raccolte dall’ENEA indicano che lo strato vegetale mantiene una funzione isolante anche quando le temperature scendono. Questo comportamento può essere spiegato considerando che la massa vegetale crea uno strato d’aria interposto tra la facciata e l’ambiente esterno. Quest’aria relativamente ferma agisce da cuscinetto isolante, riducendo gli scambi termici per convezione.
Nel caso dell’edera, sempreverde per natura, questo effetto si mantiene tutto l’anno. Le foglie creano una barriera continua che protegge la parete dal vento freddo, riducendo le dispersioni convettive. Contemporaneamente, la struttura vegetale trattiene un volume d’aria che si riscalda leggermente grazie alla radiazione solare diurna, anche in inverno, contribuendo a temperare la superficie esterna del muro.

Quando l’edera richiede attenzione particolare
Nonostante i benefici termici documentati, esistono condizioni in cui la gestione dell’edera richiede particolare attenzione. Le facciate esposte a nord e nord-est, dove l’irraggiamento solare è minimo e l’umidità ambientale tende a permanere più a lungo, possono presentare criticità specifiche. In questi casi, l’accumulo di umidità nello strato vegetale e sulla superficie muraria sottostante può persistere per periodi prolungati.
Se la muratura presenta già problemi di risalita capillare o infiltrazioni, la presenza di edera potrebbe aggravare la situazione ritardando l’asciugatura naturale. Chi desidera valutare se la propria facciata verde stia causando problemi può prestare attenzione a superfici interne fredde localizzate in prossimità delle pareti esterne coperte di vegetazione, condensa visibile sui vetri, zone d’intonaco umide o scrostate, oppure la presenza di odore di muffa persistente. Per approfondire, è possibile effettuare una termografia a infrarossi sulle facciate esterne, una tecnica che mostra chiaramente dove avviene il passaggio di calore.
Strategie progettuali per sfruttare i benefici
Ridurre il ruolo dell’edera a nemico o alleato in modo assoluto sarebbe riduttivo. In contesti progettati correttamente, questa pianta può contribuire significativamente al comfort termico e all’efficienza energetica dell’edificio. La chiave sta nel posizionamento consapevole e nella gestione attenta.
Farla crescere su pergolati, tettoie o pannelli a distanza controllata dalla facciata quando si teme l’accumulo di umidità permette l’ombreggiamento estivo mantenendo la ventilazione. Utilizzarla su recinzioni e barriere verdi esposte a nord e nord-est, dove agisce da frangivento naturale, riduce la pressione dell’aria fredda contro le pareti e limita le dispersioni convettive. In zone con alta esposizione estiva a sud o sud-ovest, guidarla su strutture indipendenti come tralicci in legno o acciaio verniciato filtra il sole nella stagione calda sfruttando pienamente i benefici documentati.
In determinati contesti climatici, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, l’effetto combinato di ombreggiamento estivo e protezione invernale può tradursi in risparmi energetici consistenti su base annuale. Gli studi dell’ENEA evidenziano che l’installazione di facciate verdi sugli edifici può portare a una riduzione della temperatura dell’aria della città di circa 1°C, contribuendo anche alla mitigazione dell’effetto “isola di calore” urbana.
La manutenzione come elemento fondamentale
Per ottenere i massimi benefici dalla presenza di edera sulle facciate, evitando nel contempo i rischi strutturali, serve un approccio tecnico alla manutenzione. La potatura regolare non significa semplicemente tagliare i rami eccedenti: richiede una comprensione del comportamento della pianta e della sua interazione con la muratura.
Prima di installare un sistema di facciata verde con edera, o di mantenerlo su un edificio esistente, è fondamentale verificare l’integrità dell’intonaco e della muratura sottostante, risanare eventuali crepe o fessurazioni, assicurare un drenaggio adeguato alla base della parete, e programmare ispezioni periodiche. La potatura va eseguita con criteri precisi: eliminare i tralci che invadono infissi e grondaie, mantenere una densità fogliare omogenea, rimuovere le parti secche o danneggiate. Solo attraverso una gestione attenta si possono massimizzare i benefici termici documentati dalla ricerca scientifica.
Una scelta che richiede consapevolezza tecnica
La decisione di mantenere o installare edera sulle facciate non può basarsi esclusivamente su considerazioni estetiche. È una scelta che influisce sul comportamento energetico dell’edificio, sulla durabilità dei materiali, sul comfort degli abitanti. Le evidenze scientifiche raccolte dall’ENEA dimostrano che, in condizioni appropriate, la vegetazione rampicante può contribuire significativamente al risparmio energetico.
La riduzione del flusso termico estivo e la protezione dalle dispersioni invernali rappresentano vantaggi concreti, misurabili in kilowattora risparmiati e bollette ridotte. Tuttavia, questi benefici si ottengono solo con una progettazione consapevole e manutenzione adeguata. Chi sceglie di investire in una facciata verde deve considerarla come un sistema tecnologico, non come un semplice elemento decorativo.
Nel frattempo, studi scientifici continuano ad approfondire questi temi. Diverse università e centri di ricerca europei stanno monitorando edifici con facciate verdi per valutarne le prestazioni nel lungo periodo. I dati raccolti contribuiranno a definire best practice sempre più precise. Chi possiede un edificio con edera sulle facciate, o sta valutando di installarla, può fare riferimento alle evidenze scientifiche disponibili: i benefici termici sono documentati da fonti istituzionali autorevoli, e i rischi strutturali sono gestibili con manutenzione appropriata.
L’edera e il comfort domestico non sono incompatibili. Possono coesistere proficuamente quando la scelta è guidata da consapevolezza tecnica. Spostarla su strutture distaccate dove necessario, guidarla correttamente sulle facciate appropriate, potarla con criterio significa costruire un’abitazione più efficiente. Chi la gestisce con competenza può trasformare le proprie pareti in un sistema integrato di efficienza energetica naturale, traendo beneficio da quanto la ricerca scientifica ha dimostrato: l’edera favorisce la rimozione degli inquinanti dall’aria, contribuendo concretamente al miglioramento della qualità ambientale oltre che al risparmio energetico domestico.
Indice dei contenuti
